giovedì 22 ottobre 2020

1 - Introduzione

Nota di Lunaria: i riferimenti storici sono tratti da questo libro:


Le precisazioni sul romanzo Rosa nostro contemporaneo sono mie integrazioni basate sulle centinaia di letture che ho fatto di questo tipo di romanzi.

INTRODUZIONE

"Il Quadrifoglio", i fascicoli di "Novella", "I Romanzi della Rosa" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html
"I Romanzi del Biancospino".... erano i nomi di celebri collane di romanzi Rosa ("Romanzi per Signorina" come li si chiamava una volta) con copertine dai colori pastelli di un lui e una lei abbracciati su sfondi pittoreschi. Questi libri invasero le edicole, cartolerie, librerie, supermercati, con centinaia di migliaia di lettrici e vendite miliardarie.

A demolire il successo di questi libri non sono bastati né il disinteresse snobista e machista della critica (che giudica prodotto scadente qualsiasi cosa sia scritta da una donna, pensata per le donne e letta da donne) ma neppure le critiche del primo femminismo, che se la prendeva con la visione della donna "solo moglie e madre" che quei primi romanzi Rosa veicolavano.

Nonostante il giro di miliardi che muove, il romanzo Rosa a differenza di generi come l'Horror e il Giallo, altrettanto di successo, non è quasi mai stato oggetto di analisi letterarie sulle sue origini.

Sarà perché essendo una letteratura popolare totalmente al femminile (a scriverla e a leggerla sono quasi esclusivamente le donne) viene giudicata, a priori, "inferiore" rispetto alla letteratura "solo per maschi"?

Negli ultimi decenni c'è stato un recupero della Storia delle Donne: tra le pittrici, musiciste, scrittrici, (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/le-donne-non-hanno-mai-fatto-niente.html) è giusto mettere anche le Madri del Rosa, evidenziando che se i primi romanzi Rosa dell'Ottocento tendevano a presentare immagini di donne obbedienti ai valori tradizionali, oggigiorno il romanzo Rosa è uscito (ormai da più di un ventennio) dal canovaccio stereotipato e propone figure femminili di tutti i tipi: dalla precaria alla donna manager, diversificando anche i protagonisti maschili: non più solo conti e marchesi (che troviamo alle origini del romanzo Rosa) ma anche pescatori (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/la-vendetta-di-adis-di-anne-hampson.html), investigatori, https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/la-sensitiva-di-beth-brookes-harmony.html

Se il preconcetto sessista della critica maschile considera il romanzo Rosa "un basso letterario" è bene ricordare a costoro che le centinaia di scrittrici Rosa nostre contemporanee sono donne appassionate di storia, letteratura, arte, tanto che è soprattutto nei romanzi Rosa storici (Historical Romance) ambientati nel Medioevo, (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/search/label/Medieval) nel Rinascimento (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2017/07/la-spada-delle-highlands-di-ruth-langan.html), nel Settecento, nell'Ottocento (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/08/segreti-nellombra-di-anne-herries.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/12/seduzione-di-jo-ann-power-serie-mystere.html),  al tempo dei vichinghi  (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2017/07/il-ritorno-del-vichingo-di-michelle.html) ecc., vengono ricostruiti con dovizia di particolari tutte le "scenografie storiche" dettagliate in cui si svolge la vicenda e che, piaccia o meno a questi sessisti letterari, il genere Rosa ha persino parentele col genere Gotico, (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/luci-e-tenebre-di-deborah-simmons.html) Giallo, (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/01/spirale-di-morte-di-joanna-wayne.html) Fantasy (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/12/incantesimo-di-claire-delacroix.html) o il romanzo Inglese o Francese ottocentesco.

Si può persino ricostruire una storia sui ruoli di genere, andando a caccia di quei fantasmi che popolano l'immaginario femminile; "il romanzo rimanda alla lettrice immagini apparentemente più complesse e poliformi, situazioni più avventurose ed emozionanti, un volto ed un corpo diverso da quello che le rimanda lo specchio. Il libro si sostituisce allo specchio, perfettamente."

"Insomma, i romanzi Rosa, ieri come oggi, sono autentici depositi di desideri femminili: la lettura apre il varco a emozioni negate, ad esperienze che il rituale quotidiano continuamente sottrae, ad identificazioni di cui si è alla ricerca" anche se, ovviamente, ai giorni nostri, con l'emancipazione femminile che ha portato la donna "fuori dal ruolo di angelo del focolare obbediente e sottomesso", i primi romanzi Rosa potranno sembrare legati ad uno stereotipo femminile tradizionale che oggigiorno ci sembra anacronistico e superato.

Le origini del romanzo Rosa vanno ricercate nelle narrazioni fiabesche di Perrault, dei Grimm e altri celebri autori e autrici (1) di fiabe e folklore, imperniate sul personaggio dell'orfana bella ma povera, sottoposta ad avversità e a intrighi di ogni tipo, che, superandole, riesce a coronare il suo sogno d'amore: Biancaneve, La Guardiana di Oche, Pelle d'Asino, La Bella Addormentata, Vassilissa, Cenerentola ecc.

A sua volta, le fiabe erano imparentate con le leggende e i miti pagani e cristiani: basti pensare a vicende come gli amori degli Dei, umane e ninfe (Psiche e Amore, Danae ecc.) oppure all'agiografia di sante e martiri perseguitate e suppliziate, oppure le eroine dei romanzi Settecenteschi alla Richardson\de Sade come le sfortunate ma virtuose Pamela e Justine e quelle dei romanzi gotici alla Ann Radcliffe che vengono rapite da briganti e conti perversi. Scrittrici come Delly, Liala, Mura, Luciana Peverelli (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/07/lamore-di-tutta-la-vita-di-luciana.html) hanno creato eroine che corrispondono a questo standard.


Note:

(1) Autrici come Madame d'Aulnoy e Jeanne Marie, principessa di Beaumont. Marie Catherine d'Aulnoy nacque nel 1650 e morì nel 1707. A 15 anni sposò un nobiluomo tre volte più vecchio di lei, del quale non fu mai innamorata, dandogli sei figli. Ebbe una vita infelice anche a causa dei guai giudiziari in cui erano implicati il marito e i conoscenti e si ritirò in convento. Scrisse 25 racconti di fate. Jeanne Marie principessa di Beaumont, nacque nel 1711 e morì nel 1780. Scrisse diversi racconti per l'educazione dei ragazzi. La sua fiaba più famosa è "La Bella e la Bestia"





2 - Il Romanzo Gotico e il suo influsso su quello Rosa

IL NERO E IL ROSA NON SONO POI COSì LONTANI: LE DAMIGELLE GOTICHE DI ANN RADCLIFFE

Le fantasie femminili sulla fanciulla perseguitata possono essere sia di identificazione sia di riscatto: c'è il tentativo delle donne di vivere la trasgressione all'interno dei limiti nei quali sono rinchiuse.
Un esempio è l'opera di Ann Radcliffe (*) 
(tra i nomi fondamentali del "romanzo Nero"), alla quale si ispireranno le autrici della letteratura d'appendice, inclusi i Delly, https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/delly-liala-gli-stralci-piu-belli.html con i loro romanzi feuilletons dove amore, avventura e delitto si mescolavano.
"Romanzo Gotico o Romanzo Sentimentale fanno tutt'uno: c'è sempre la vicenda di una bella e casta giovinetta, dal cuore sincero, che si scontra con l'ambiguità del mondo, che viene perseguitata da uno o parecchi ribaldi, trovando come difensore un bel giovanotto. Si tratta perciò di romanzi tragici il cui intreccio è messo a dura prova per escogitare sempre nuovi casi e nuove peripezie in cui far dibattere l'eroina fino alla sua disfatta o al suo trionfo: il matrimonio che sanzionerà la pienezza dell'esistenza."

"Simili alle fanciulle del "Rosa" con le quali hanno in comune quel senso del garbo, del decoro e della dignità che è bagaglio indispensabile di ogni signorina bene educata (nonché la sicura vocazione ad un lieto fine che la vedrà immancabilmente tra le braccia di un principe azzurro) le protagoniste dei romanzi della Radcliffe approfittano delle frequenti penitenze cui sono sottoposte per vedere un po' di mondo e riconquistare eredità perdute, senza lasciarsi intimorire o sconfiggere da macchie di sangue, fantasmi e pugnali."

Notiamo già una differenza con le protagoniste dei romanzi di Maturin ("Melmoth") o di Lewis ("Il Monaco"), vittime di turpi personaggi maschili, denudate e destinate ad una fine misera e crudele, dopo aver subito sevizie e inganni di ogni tipo. 

"Per la Radcliffe il romanzo gotico rappresentò un mezzo per spedire le sue fanciulle in lunghi ed eccitanti viaggi senza offendere le convenienze. Le sue eroine, in balia dei malvagi, sono costrette a
fare ciò che da sole non potrebbero mai fare, quali che siano le loro ambizioni: scalare vette di cartapesta, affacciarsi su esotici panorami, penetrare in foreste infestate da banditi. E negli interni,
dentro i castelli della Radcliffe, le sue eroine possono sgambettare per migliaia di corridoi, scendere nei sotterranei ed esplorare stanze segrete senza nessun chaperon perché il castello gotico, per quanto
in rovina, rappresenta tuttavia un interno e quindi uno spazio liberamente lecito alle donne. Nelle mani della Radcliffe il romanzo gotico diventò un surrogato femminile di quello picaresco, dove le
eroine possono godere tutte le avventure ed i rischi che gli eroi maschi, nella narrativa, avevano già da tempo sperimentato, lontano da casa." 

"Sotterranei, passaggi segreti, oscuri corridoi, tetre cantine simili a quelli di "Udolpho" o dell'"Italiano", capolavori della Radcliffe,  li ritroviamo descritti con una sorta di gusto claustrofilo nell'opera dei Delly come "Il segreto della saracena":

"Ma come fare?... Frund, senza dubbio, era rimasto dietro l'apertura, pronto ad ucciderla, appena fosse comparsa. Lo sguardo della giovinetta cadde in quel momento sull'entrata di quello che ella
pensava fosse un antico passaggio. "Se provassi?", mormorò.  "Se vedessi dove si va per di qua?" D'altronde, ella non aveva altra scelta. Uscire dalla porta segreta, era andare quasi inevitabilmente
alla morte, senza salvare con questo la povera Rosa. Meglio sarebbe stato, se non fosse riuscita nel suo tentativo, gettarsi in mare e, poiché era un'eccellente nuotatrice, cercar di arrivare ad una delle
piccole cale della costa. Ma correva il rischio che le mancassero le forze prima di arrivare alla meta... Febbrilmente la fanciulla afferrò il piccone e si mise ad ingrandire l'apertura, con un braccio solo,
perché l'altro era immobilizzato dalla ferita. Quando il passaggio fu sufficiente per la sua sottile persona, ritornò alla tavola, mise in tasca la rivoltella, poi il foglio trovato nel cofanetto, prese il lume e
si insinuò nell'apertura. Si apriva davanti a lei uno stretto corridoio dai muri rivestiti in cemento, che pareva scendesse in dolce pendio. Elfrida vi si inoltrò con prudenza. Da invisibili fessure, un'aria pura
penetrava in quel passaggio che doveva seguire i contorni della scogliera, lungo la costa. Elfrida pensava con angoscia: "Scoprirò un'uscita? E se sì, in quale luogo mi troverò? Ah, se il signor di
Faligny avesse ragione supponendo che questo passaggio termini nella sua proprietà!" Il suolo scendeva sempre... poi, la discesa cessò. Elfrida avanzò ancora un po' in piano e superò un breve rialzo
giungendo ad una stretta parete rocciosa che chiudeva il passaggio. Invano la giovinetta esaminò quella parete e il muro... non si vedeva nulla che indicasse una via d'uscita... quel passaggio non era stato fatto per niente. Un tempo vi era lì certamente un'uscita... Si avvicinò ed osservò allora un interstizio tra due pezzi di roccia.  Era stretto, ma pareva profondo e l'aria dell'esterno giungeva di lì,
satura di profumi... Ad un tratto, nel silenzio della notte, una voce giunse fino a lei, una voce maschile ch'ella riconobbe subito... Raimondo! Raimondo era là, vicinissimo a lei! Il cuore di Elfrida
balzò di gioia. Appoggiando le labbra all'interstizio, la fanciulla chiamò: "Raimondo! Raimondo!"

Cosa si nasconde nelle segrete misteriose dei castelli diroccati? 
E queste fantasie terrifiche sono frutto solo di una mente femminile alla ricerca di emozioni?

"Ad un esame più attento gli intrecci neri della Radcliffe e di tante sue discendenti  si rivelano descrizioni in chiave metaforica e surreale degli orrori di una vita di donna, quasi una trasposizione fantastica ed enfatizzata di una realtà quotidiana opaca e restrittiva. "Le stesse accuse ingiuste e severità immotivate; la stessa malizia femminile e crudeltà maschile; le limitazioni della libertà fino alla vera e propria prigionia; i misteriosi, inesplicabili rituali sociali; la terribile necessità di apparire sempre, e di essere sempre virtuosa, e sopra ogni cosa, il tremendo rischio di scivolare dalla classe delle donne per bene a quella delle non per bene". 

Ma gli orrori, il desiderio, la paura della libertà, lo sguardo al Proibito, alla fine si stemperano nel banale lieto fine.
Dopo la trasgressione (che ha a che vedere con i desideri repressi) segue il rientro nei ranghi.

"Per le eroine in movimento della Radcliffe, gli ostacoli e le trasgressioni sembrano concentrarsi nell'eccitazione dell'avventura, perse nei meandri di tetri sotterranei, impegnate in ripide discese e
faticose salite, sempre sull'orlo dei pericolosi precipizi."

Del resto, Ann Radcliffe e le altre scrittrici di quel periodo, scrivevano in un'epoca dove anche una semplice passeggiata, per una donna, diventava "motivo di sospetto" sulla sua reputazione.

"Per le protagoniste del romanzo rosa (°), ben più statiche delle loro movimentate sorelle gotiche e chiuse in orizzonti molto più ristretti, il desiderio di trasgressione passa attraverso il costante
sfioramento di temi proibiti (l'adulterio, passione, sensualità) o l'illusorio superamento (grazie alla forza risolutrice del vero amore o ad agnizioni provvidenziali quanto improbabili) di distanze sociali
altrimenti invalicabili. Del resto l'adulterio o la tentazione di esso, come pure le insidie alla purezza verginale, hanno da sempre offerto gustosi spunti narrativi. 
Connesso alla trasgressione è l'esercizio di un certo spirito di iniziativa, di coraggio, di malizia, di ingegnosità, sia che si debba abilmente scoprire cosa si nasconde sotto una botola insanguinata o varcare spettrali labirinti di una torre in rovina o girovagare in terre straniere, che recapitare segretamente un biglietto amoroso. Diversa, ovviamente, è la natura degli ostacoli da superare: se all'eroina gotica toccano orrori in abbondanza, quella rosa ha a che fare con persecuzioni di natura decisamente domestica e quotidiana." 

Non è un caso che molte scrittrici Rosa, insieme ai Delly, facevano vivere alle loro eroine intrighi e delitti in paesi lontanissimi ed esotici, similmente ad Ann Radcliffe che immaginò paesaggi misteriosi basandosi sui quadri di Salvator  Rosa, lei, che era una casalinga-semi reclusa dalla vita tranquilla.
Anche Liala disse di aver pensato di ambientare un suo romanzo alle Barbados (a lei sconosciute) perché molti frequentatori del club del golf ci andavano in vacanza.
Ed è così che la Nuova Guinea descritta dai Delly in "Il segreto della Saracena" fa pensare alle giungle di Salgari: "Il giovanotto si inoltrò a caso nei viali tracciati tra quella lussureggiante e magnifica vegetazione. Aromi caldi, quasi troppo inebrianti, emanavano infatti da quei fiori dai colori ardenti, dalle essenze silvestri appartenenti alla flora tropicale. Uccelli meravigliosi, anch'essi vestiti dai colori più smaglianti, animavano la solitudine di quell'eden. Talvolta qualche antilope balzava attraverso al sentiero, e qualche lucertolone fuggiva velocemente al passaggio dello straniero.
Dopo aver girato e rigirato per il parco, Raimondo arrivò sul margine di un piccolo stagno quasi completamente invaso da enormi ninfee color porpora. Le sponde erano coperte di un'erba fine, fiorita di innumerevoli campanule bianche"

"Incorniciate da sfondi lussureggianti o rinchiuse in grotte tenebrose ("Il corridoio terminava in una grande sala rocciosa, di cui una parte era rischiarata da due torce infisse in ganci di ferro. La loro luce rischiarava delle lastre di pietra nera su cui erano stesi dei corpi mummificati", tratto da "La luna d'oro", Delly) costrette a sostenere gli assalti dei selvaggi o a percorrere lunghissimi e perigliosi corridoi, le eroine "nere" o "rosa" non cessano, comunque, di preparare il proprio trionfo, quello che sin dall'inizio la lettrice speranzosa e l'accorta Autrice sapevano inevitabile: gli ostacoli da aggirare e da superare e le trasgressioni reali e immaginate sono state poste sul loro cammino solo per essere, alla fine, dimenticate come brutti sogni."


(*) Ann Radcliffe (1764-1822): Ann Ward nacque a Londra; si sposò con William Radcliffe. Molla centrale dei suoi romanzi è il terrore.
Le perseguitate, il tipo fisso delle sue storie, sono mogli imprigionate in lugubri sotterranei da crudeli mariti come la marchesa Mazzini nel "Romanzo Siciliano" (1790) https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2019/05/lincipit-di-romanzo-siciliano-di-ann.html ; virtuose e belle fanciulle rinchiuse in sinistri castelli come Adeline nel "Romanzo della foresta" (1791),  https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2020/03/il-romanzo-della-foresta.html
Emily nel "I Misteri di Udolpho" https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2019/03/ann-radcliffe-i-misteri-di-udolpho-gli.html (1794), Elena, protagonista della sua opera più famosa, "L'Italiano o il confessionale dei penitenti neri" (1797) https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2018/01/il-romanzo-nero-2-ann-radcliffe.html Sul cattivo da lei sapientemente tratteggiato (uomo fatale, bieco, misterioso) come Montoni o Schedoni, si modellerà l'eroe byroniano. (https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2019/06/il-sottofondo-musicale-ideale-per-i.html)

Curiosamente, le donne in letteratura hanno sempre prediletto o i romanzi sentimentali (il Rosa) o l'orrido macabro (l'Horror, appunto) nonché il Giallo, forse perché questi generi permettono di
"sfogare aspirazioni sentimentali idilliache" ed "evidenziare cose inquietanti" che sono tipiche della psiche femminile: nella realtà, le storie d'amore non sono come nei romanzi Rosa e la paura
persistente, che si annida sempre, nel rapporto "col prossimo", per ogni donna, è la minaccia dello stupro. Da qui, forse, la predilizione, per le lettrici e le scrittrici, a trattare questi temi (mentre altri temi sono più tipici dei maschi: penso al genere del romanzo di guerra o a quello di spionaggio o al fantasy eroico alla Conan)

(°) Nota di Lunaria: si tenga presente che il romanzo Rosa nostro contemporaneo ha diversi sottogeneri: il Rosa paranormale venato di inquietudine, il Rosa thriller, il Rosa a tinte gialle, il Rosa storico (ambientato nel Rinascimento, nell'Ottocento, nel Medioevo, al tempo dei vichinghi), il Rosa a tinte erotiche e bollenti, il Rosa "da intrighi finanziari", il Rosa Spy, il Rosa di ambientazione ospedaliera o quello d'ambientazione avventurosa in luoghi selvaggi, il Rosa "orientaleggiante"...

Per approfondimenti sul tema della fanciulla perseguitata vedi:

3 - L'Influenza di Richardson sulle scrittrici del XVIII secolo

Nei secoli passati, la perdita della verginità per una fanciulla era un destino peggiore della morte; lo sapeva anche Pamela, la protagonista dell'omonimo romanzo di Samuel Richardson, che riscosse molto successo nel Settecento.



"Pamela, la virtù ricompensata" sono il titolo e il sottotitolo che Richardson scelse per il suo romanzo (uscito nel 1741), sulle vicessitudini di una servetta, Pamela, insidiata dal padrone, ma capace di resistergli fino a farsi sposare.

Assicurarsi un marito, meglio se facoltoso, a quei tempi era la sola ragione di vita di una ragazza, e per le donne, incluse le cameriere, il problema di sposarsi convenientemente era importante; ecco perché Pamela fu acclamata dalle lettrici di quel periodo, specialmente le domestiche, che leggendo di nascosto i libri che trovavano in casa dei padroni, si identificarono con lei. Del resto, l'alternativa per una donna, a quel tempo, era o il matrimonio o la prostituzione; altrimenti, restava lo zitellaggio.

Pamela, esattamente come Cenerentola, mantenendosi pudica e casta, senza cedere alla deflorazione dell'imene, suo unico bene, "senza prima essersi sposata",  riesce a sposare un uomo molto benestante, facendo il salto di classe. Certo, Pamela e le sue simili devono "vendersi come merci integre e intatte" al miglior offerente, mercificandosi come oggetto sessuale ma illibato, rispetto a prostitute e cortigiane... Le Pamela sono pronte a vendersi, come loro, ma solo in cambio di un anello matrimoniale.

Nota di Lunaria: fu de Sade a parodizzare "le fanciulle alla Pamela" oltre che Richardson stesso, nel suo dissacrante "Justine o le disavventure della virtù": ad avere trionfo e successo, nel macrocosmo sadiano, sono le donne lussuriose e ciniche; le "Pamela" tutte virtù, castità, bontà e gentilezza, sono destinate ad essere torturate e uccise.

Curiosamente, Samuel Richardson (che scrisse anche "Clarissa") influenzò generazioni di scrittori e scrittrici e amava circondarsi di donne incoraggiando le sue amiche a scrivere: "la penna è uno strumento quasi altrettanto grazioso tra le mani di una donna dell'ago", sosteneva, e collaborò con alcune di loro. (1) 

Fanny Burney, una delle prime donne inglesi che si guadagneranno un compenso pubblicando romanzi (e che influenzò la più celebre Jane Austen), seguì le orme di Richardson, descrivendo la vita quotidiana e i matrimoni delle sue eroine, una costante di tanta letteratura femminile del diciottesimo secolo. (qui potete leggere il pdf https://www.jausten.it/burney-cecilia.pdf)





Il romanzo, che poi sarà celebrato da Stendhal, Balzac, Tolstoj, nasce come merce per donne e domestiche: il pubblico nell'Inghilterra del '700 era prevalentemente femminile, delle classi alte e medie (2) che avevano molto più tempo libero degli uomini: il progresso tecnologico delle manifatture aveva reso possibile acquistare abiti, pane, birra, candele già fatte in negozi e mercati. 

Inoltre, a causa dell'educazione puritana, le donne erano confinate tra le mura domestiche che le escludeva da passatempi all'aperto come teatro e danza, il bere, la caccia, lo sport.

Alle sue lettrici Richarson offriva la possibilità di identificarsi con un'eroina il cui comportamento seguiva le regole del codice sentimentale borghese: all'Amor Cortese e alle sue leggi, legato all'adorazione di una donna astratta e desessualizzata, si sostituiva l'amore legato alla famiglia coniugale. (3) Mentre la donna angelicata era oggetto di un amore privo di implicazioni, l'eroina borghese investendo la propria integrità fisica, la verginità, ne ricavava una promozione sociale per poter vivere meglio. Quando Clarissa, sedotta da Lovelace, gli si concede, l'unica cosa che ottiene è il disonore di aver concesso il suo unico capitale senza chiedere nulla in cambio.  La donna doveva manovrare la sua unica ricchezza (l'imene integro) per investirla, "amministrandosi" come oggetto sessuale per compiere il salto di classe sociale: Pamela, molto più saggia di Clarissa, sposerà il padrone. 

Nota: meglio mettere delle prove fotografiche, prima che qualcuno starnazzi dicendo che nel 1700 non c'erano donne scrittrici...




Note:

(1) Tra il 1760 e il 1800 compaiono ben 200 romanzi scritti da donne: il mercato, citando "Monthly Review" del dicembre 1790 è "quasi interamente monopolizzato dalle signore" e questo è un fenomeno così massiccio che parecchi autori maschi scrissero romanzi con nomi d'arte femminili. Il Gentlemen's Magazine, nel 1791, scriveva che "oggi il sesso gentile ha ottenuto il suo posto al sole e ha decisamente richiesto il riconoscimento di quella naturale eguaglianza di intelligenza che è sempre stata una realtà di tutta evidenza e che solo il peso delle istituzioni umane aveva potuto offuscare"

(2) Ovviamente le donne di classe inferiore passavano il loro tempo chiuse in fabbrica o in filanda.

(3) Nel Diciottesimo secolo venne a crearsi una vasta offerta di donne sul mercato del lavoro, con salari che erano un quarto di quello medio maschile. Era sempre più difficile, per le fanciulle, trovare un marito se non erano in grado di portargli la dote.

4 - Carolina Invernizio



Sul finire dell'Ottocento, i processi legati a storie d'amore e di delitto suscitavano un (morboso) interesse nella folla, e Carolina Invernizio divenne celebre con i suoi romanzi feuilletons su delitti, morti apparenti e redenzioni.

Carolina Maria Margarita Invernizio nacque a Voghera  (Pavia) il 28 marzo 1858, da cavalier Ferdinando e Anna Tattoni.
Il padre era funzionario della Casa Reale, e più tardi divenne direttore delle imposte a Firenze. Caroline ebbe tre sorelle e un fratello che morì giovanissimo. Studiò per diventare maestra nel collegio di Poggio Imperiale, ma venne esclusa per aver pubblicato un (come venne definito all'epoca) "racconto di perdizione".
Il suo primo romanzo fu "Rina o l'Angelo delle Alpi" ma i genitori, sconvolti dal successo di Carolina, cercarono di dissuaderla organizzandole un matrimonio con un nobile; Carolina, però, si innamorò del tenente dei bersaglieri, Marcello  Quiterno, che sposò dopo pochi mesi.
Nel 1886 pubblicò il suo romanzo più celebre: "Il bacio di una morta".



Intanto, nacque una figlia: Marcella.
Carolina continuò a scrivere, con romanzi a puntate sulla "Gazzetta di Torino" e "L'opinione nazionale" di Firenze; scrisse molto anche usando pseudonimi. Il marito venne trasferito a Torino e Carolina frequentò il teatro, organizzando anche un salotto letterario e dettando la moda con cappelli di piume di struzzo e abiti usciti da famose sartorie.
Tuttavia, pur facendo vita "da Diva", Carolina era molto religiosa.
Morirà di polmonite, a Cuneo, il 27 novembre 1916.

Tipici dei suoi romanzi sono astuzia e intrighi amorosi, mogli tradite, fanciulle intraprendenti, passione, strategie di seduzione, lotta tra acerrime nemiche: le buone da una parte, le cattive dall'altra.

Nell'Italia conservatrice post-risorgimentale i romanzi di Carolina Invernizio ci raccontano di una società di donne (madre e figlia, zia e nipote, amiche, padrona e cameriera...) e pur dedicando i libri a suo marito, Carolina si rivolge soprattutto ad un pubblico di lettrici, per commuovere i loro cuori e riportare l'ordine e il decoro là dove è stato guastato. (1)

"Agli occhi della Invernizio il collasso del patriarcato arcaico si traduce in uno sfacelo generale di quei valori virili che da sempre hanno sorretto l'organizzazione della civiltà. E mentre il maschio, nei romanzi di Carolina, si rivela inetto ad addossarsi le responsabilità che gli competono, il sesso femminile libera tutte le sue potenzialità positive e negative: la donna nei romanzi di Carolina Invernizio è martire angelicata o mostro satanico, vergine laboriosa o dissoluta, orfana o pazza e persino apparentemente morta!, (2) rendendo il suo compagno un succubo."

Nel dosare gli ingredienti dei suoi gialli narcotici, Carolina Invernizio non dimentica di insegnare alle sue lettrici che sono le donne, per "naturale vocazione", le custodi del focolare domestico, il pilastro della società, e per difenderlo devono sventare complotti e inganni. Lo scopo è salvare il "buon nome" davanti agli occhi della società, anche ricorrendo alla menzogna.
Si pensi a Guido, il protagonista di "Il bacio di una morta": il fedifrago, ammaliato da una ballerina creola, tenta di assassinare la moglie Clara (e quasi ci riesce) ma viene scagionato dalla scrittrice che addossa la colpa all'amante...
Attrice, regina della simulazione, soggiogata dalle apparenze, la protagonista "buona" della Invernizio è come una vestale pronta ad essere immolata, asessuata e angelica.
La sua nemica è la Maliarda, concupita da mariti, padri, fratelli, perciò Tentatrice, Vampira portatrice di guai e distruzione, infamie e delitti, che sul finale riceverà la punizione che merita.
Il personaggio maschile, nei romanzi della Invernizio, finisce per essere una marionetta in mano alle due Donne, la Buona e la Cattiva, che si combattono pur di averlo, senza che lui sappia decidere da che parte stare, se non quando una delle due donne sarà sparita dalla scena; allora, pentito, riprenderà le redini dell'ordine, il posto che gli spetta e la donna-angelo custode sarà lieta di restare al suo fianco, in silenzio.

Le vicende così fosche di Carolina Invernizio sembrano molto lontane dai "romanzi per signorine", dolci e pastellosi, ma entrambi questi romanzi nascono con l'intento di intrattenere le donne e in comune hanno modelli femminili sui quali modellano l'intreccio narrativo. (3) 

Nei romanzi di Carolina, comunque, figlia di una nobildonna e devota alla Madonna, la trasgressione è presente, ma è sempre punita e la verginità è un bene da proteggere; solo l'uomo può dare sfogo al desiderio sessuale; tuttavia, l'uomo in questione ritornerà sempre dalla moglie, dalla madre, dalla fidanzata, che sono l'incarnazione del Bene, e l'uomo lo capirà proprio dopo essere stato sedotto dalla Maliarda, che rappresenta il Male.


Note:

(1) "Nella Invernizio diversi sono i gradi di complicità femminile: proprio come nelle società segrete [di gran moda nell'Ottocento. Nota di Lunaria] "

(2) La "sepolta viva" che "si risveglia" e si prende la sua vendetta è la figura tipica della narrativa d'appendice di quel periodo.

(3) Si considerino le caratteristiche fisiche di Clara e Nara, le protagoniste di "Il bacio di una morta": Clara era "bella di una celeste purezza, e sotto quelle trine candide, con quel vestito bianco, pareva una vergine assopita nei pensieri del cielo", 
Nara, al contrario, è "giavanese dagli occhi nerissimi, dal volto abbronzato, dalle labbra frementi di passione, la cui potenza di attrazione si diceva irresistibile..."

Nota di Lunaria: del resto, la donna vampira\morbosa, dai lunghi e folti capelli corvini, acerrima nemica della donna casta, bionda e virginale, è protagonista di celebri racconti, romanzi e poesie ottocenteschi come "Clarimonde" di Gautier, "Fosca" di Tarchetti, "Digitale Purpurea" di Pascoli.

5 - Scrittrici Italiane

REGINA DI LUANTO, LA CONTESSA LARA, AMALIA GUGLIELMINETTI, ANNIE VIVANTI: LA NARRATIVA SENTIMENTALE TRA L'OTTOCENTO E IL NOVECENTO


Carolina Invernizio (https://storiadelromanzorosa.blogspot.com/2020/10/4-carolina-invernizio.html) narrava storie di donne destinate a guidare l'uomo verso una consapevolezza morale più elevata, altre scrittrici preferivano parlare d'amore dal punto di vista delle donne fatali e vampiresche, maghe di intrighi erotici-sentimentali e seduzioni...
"Circe", "Salamandra", "Libera!", "Quando avevo un amante", "L'innamorata", "Le vergini folli", "La paura di amare", "Il cuore in gioco", "I volti dell'amore", "Cuore infermo" sono alcuni titoli di questi romanzi caratterizzati da figure femminili lussuriose e corrotte, che trascinano alla perdizione giovani uomini e padri di famiglia.

è la femme fatale, di matrice dannunziana, il tipo letterario che si trova in questi romanzi sentimentali, scritti da Regina di Luanto (ovvero Anna Roti), Donna Paola, Contessa Lara, molto chiacchierate per la loro vita sentimentale, intrigante e tormentata come quella delle loro eroine di carta: per esempio, Regina di Luanto, cioè Anna Roti, si separò dal marito; Contessa Lara venne uccisa da un suo amante, e aveva già visto morire, ferito dal marito, uno dei suoi amanti; Amanda Guglielminetti si legò a Guido Gozzano; Annie Vivanti, figlia di un carbonaro, "zingara e fata emersa dal flutto spumeggiante di emozioni fantastiche", seppe ammaliare un attempato Carducci.

Tutte queste Autrici, che avevano perso facoltosi mariti o non lo avevano mai avuto oppure mantenevano qualche amante, dovevano guadagnarsi da vivere: lo scrivere era diventato, per la donna borghese, uno dei pochi mestieri decorosi e stimato dal punto di vista mondano.

Argomento favorito da queste scrittrici era "il triangolo": nei loro libri, la donna è il personaggio predominante, ma a trionfare è la morale, con la donna voluttuosa (1) destinata ad essere punita (con la morte o la follia, per lei, per lui o per entrambi); gli uomini di questi romanzi vengono sedotti, abbandonati, rovinati, spinti alla morte.
Ci sono disgressioni e particolari "piccanti" ma il finale è sempre impostato al ritorno della morale e della rispettabilità, anche se la trama permette, alle lettrici, una possibilità di evasione e un'occhiata fugace al Proibito.

Tipiche di questi romanzi sono anche le atmosfere esotiche, con arredamenti sontuosi, profumi e oppio, gesti "felini" e capelli "serpentini", la ricerca del Torbido. 
è evidente che alcune vicende descritte in certi particolari si avvicinano alla rievocazione di vicende personali dell'Autrice oppure ai suoi sogni proibiti
Ma, sul finale "capricci e passione fulminee" saranno purgati dalla Sposa Madre:  la donna angelica, asessuata e totalmente passiva. (Nota di Lunaria: che poi è la figura tipica dell'immaginario cristiano, ovvero "la madonna" contrapposta all'"Eva tentatrice")


Nota:

(1) Nobildonne fatue nelle opere della Guglielminetti, cavallerizze appassionate e vendicative ideate da Contessa Lara, le salamandre febbrili di Regina di Luanto, destinate a venir immolate prima del finale, le donne perverse, non belle, ma sensuali, di Annie Vivanti. Curiosamente, però, di tanto in tanto, le scrittrici tentano di legittimare le passioni delle loro eroine, come se fossero solidali con loro, "arrivando ad inglobare la condizione femminile, quasi uno spiraglio aperto sul brutale asservimento che si esplica in regime patriarcale o nel mercato del matrimonio": per esempio, Paolo, il protagonista di "L'Innamorata" di Contessa Lara, morirà in duello per Leona, una diva del circo, ma "a differenza dell'amore gioco, dell'amore piacere, appagamento di vanità di Paolo". 
Si intravede una sorta di comprensione femminile tra scrittrice, personaggi femminili e lettrici, come una sorta di intesa complice tra la lettrice e la scrittrice, tra la scrittrice e la protagonista letteraria, e infine, tra la protagonista del libro e la lettrice.
Queste eroine sono ricalcate su personaggi come Circe, Messalina, Erodiade, Elena o Fosca di Tarchetti oppure donne che furono le protagoniste di celebri processi nell'Italia umbertina come la Contessa Tarnowska.  (Nota di Lunaria: all'elenco, aggiungo anche Wanda, celebrata in "La Venere in Pelliccia" di Sacher-Masoch)
Le donne fatali della Vivanti (che Croce definì "Poetessa del capriccio e della passione fulminea") rientrano nella legione di vergini peccaminose foriere di morte, che incarnano l'Illecito e la Sessualità proibita, e compaiono in tutta la letteratura ottocentesca che ritroviamo nei romanzi di d'Annunzio, di Tarchetti e del primo Verga: è la Donna-Vedova Nera, la Donna-Mantide che divora il maschio, che in rapporto a lei è succubo e passivo; il cannibalismo sessuale è monopolio della Donna-Fiamma, che attira e brucia l'uomo-falena... ma questo "tipo femminile" è funzionale ad una proiezione del Proibito fuori di sé, perché le donne "perbene" devono assolutamente restare fedeli all'unico ruolo che è loro concesso ricoprire: la maternità sacrificale, purificata dalle "scorie sessuali" (Nota di Lunaria: di nuovo, "la figura della madonna", che resta gravida "senza amplesso e senza piacere"). 
Insomma, con la letteratura dell'Orrore, la letteratura Rosa ha in comune la figura della Vampira: "il territorio dell'amore, corroso dal desiderio, su cui scava ed erige impalcature, l'attenzione ossessiva per i fatti del cuore colti in tutte le loro sfumature, seguiti passo passo, drammatizzati, ingigantiti, rimaneggiati, assaporati e, nonostante tutto, incapaci di far esplodere quell'universo chiuso, ovattato ed immobile all'interno del quale essi si svolgono e si giustificano."

Per approfondimenti su questa tematica vedi "La Carne, la Morte e il Diavolo nella Letteratura Romantica"


 

6 - Personaggi femminili e dualismo

Emma Perodi, Carolina Invernizio, Albertina Palau, Emilia Villoresi, Olga Visentini, Milly Dandolo, Mura, sono solo alcune delle autrici che passavano dai racconti fiabeschi per bambini a quelli Rosa-Feuilleton; del resto, tra i due generi, nati entrambi sul finire del '600, con lo scopo di istruire fanciulle e bambini, ci sono delle somiglianze: entrambi i generi avevano uno scopo pedagogico, dovendo aiutare sia le giovani donne sia i bambini a conformarmi ad un modello, a delle virtù.

Nella letteratura sentimentale dell'Ottocento, le caratteristiche fisiche dei personaggi servivano a descrivere una certa caratteristica morale o vizio (Nota di Lunaria: anche perché erano gli anni delle teorie di Lombroso...) 

"Il tema arcaico del bruno e del biondo, della pelle lattea e di quella scura, degli occhi glauchi e di quelli neri e foschi - dove colori chiari e biondi rappresentano le forze inibitorie della femminilità convenzionale, mentre chiome nere e colorito olivastro sono segno di esuberanza passionale e, forse, di malvagità - torna a segnare il confine tra le belle-buone e le brutte-cattive.

Naturalmente tale coincidenza non è mai assoluta: sotto forme perfette può nascondersi a volte la più nera crudeltà, mentre qualche fanciulla bruttina può essere destinata ai trionfi.

La Bellezza e la Bruttezza restano la linea di demarcazione fondamentale per distinguere dove albergano il Bene e il Male. Anche in caso di apparizione di bellissime e bellissimi dall'animo perfido, nel momento della verità un ghigno orrendo trasformerà la loro bellezza apparente in bruttezza reale così come la splendida matrigna di Biancaneve si trasforma in una vecchia piena di verruche:

"Aggiustò un ricciolo dei suoi capelli neri, aridi e opachi, che le coprivano quasi completamente la fronte bassa [...] La sua fisionomia mancava di grazia e rivelava una natura fredda, ostinata e rigogliosa" ("Il segreto della saracena" di Delly)

Col variare di epoca in epoca dei canoni di bellezza imposti dalla moda, mutano, ovviamente, anche i tratti dell'eroina. Tra gli squisiti profili di porcellana fine Ottocento e le maschiette anni Trenta c'è una bella differenza eppure è possibile individuare certe costanti: la bellezza della protagonista buona non è mai sfacciata e voluttuosa e il suo fascino risiede nella spiritualità, nella delicatezza, nella fragilità che si convengono ad una vergine estranea a pensieri impuri, decisa a conservare intatta la sua virtù in attesa di quelle nozze che la consacreranno madre e sposa esemplare.

Più corporea e conturbante la presenza dell'altra, che, spesso, annunciata da un profumo intenso, (così diverso dalle tenui fragranze che tanto si addicono alle fanciulle virtuose!) (1) e seguita da occhiate maschili avide e interessate, si impone prepotentemente attraverso una fisicità sconosciuta alla prima. Se infatti questa si caratterizza come corpo assente, in quanto negato, sottratto al piacere e promosso alla sacralità, che è privilegio e fardello della vergine destinata a diventare madre, la seconda si propone come corpo presente, che dispone liberamente di sé ed il cui scopo è la seduzione. A lei, Demonio, spetta il ruolo di antagonista della sposa madre, di cui costituisce l'esatto e puntuale rovescio: là dove l'Angelo è frigido, devoto, modesto, misurato, anelante al sacrificio, il Demonio è sensuale, irridente, provocante, eccessivo. Sono pericolosi giocattoli erotici creati da un immaginario maschile incapace di liberarsi dagli opposti stereotipi della Madre e della P*ttana (2)

Le femmes fatale del romanzo Rosa risultano di rado micidiali, fatta eccezione per le diaboliche matrigne di Delly, che però pensano di più a come aumentare il patrimonio o a consumare vendette familiari piuttosto che abbandonarli a piaceri proibiti.

è attraverso queste peccatrici tutte dedite al culto del proprio corpo che i romanzi "per signorine" lasciano intravedere alle loro lettrici gli abissi dell'adulterio, della passione illecita, del peccato, da cui esala la stessa atmosfera piccante e profumata cui diedero vita la Contessa Lara, Amalia Guglielminetti, Regina di Luanto, Donna Paola.

Abissi ambiguamente attraenti, tentatori, se a renderli impraticabili non fossero eloquenti segnali di pericolo. La rovina che attende chi vi si avventuri, infatti, non è solo sociale ma anche fisica, perché di passione, si sa, ci si ammala e si muore; la donna decisa ad affermare la propria sensualità viene punita con la decadenza e la distruzione del corpo stesso, con la malattia e la morte: conclusione inevitabile e logica, dal momento che è la sessualità stessa ad essere considerata patogena: il sesso non santificato dal matrimonio si associa all'idea di peccato e di impurità. Per questa donna non c'è salvezza né redenzione se non nella morte: la sua fine infatti è spesso tragica.

Nei libri di Luciana Peverelli, che sembra meno conformista, la donna libera è quella che rovina la famiglia e la reputazione delle sorelle, ed è condannata alla solitudine. Se non è dannata, è sempre infelice. (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/07/lamore-di-tutta-la-vita-di-luciana.html)


Nyta Jasmar ovvero Clotilde Samaritani, autrice di un romanzo liberty "I ricordi di una telegrafista", racconta le vicende dell'orfana Mariana, di giorno impiegata modello, di notte girovaga in terra di piacere tra scarabei e myosotis.

Così, mentre il cattolicesimo e il fascismo imponevano la maternità come valore fondante ed unica ragione di essere del corpo femminile, Liala non negava la sessualità ma offriva corpi da toccare, in aperta trasgressione nei confronti della tradizione sessuofobica che proibiva persino di vedere le proprie nudità. Nei libri di Liala trabocca il piacere della fisicità, preludio all'atto erotico, tra vestizioni narcisistiche, immagini provocanti rimandate da specchi, profumo.

Conscia di questo, Liala, in un'intervista del 6 novembre 1976 dichiarava: "Sono arrivata prima dei deodoranti. Ci sono tonnellate di sapone nei miei libri e molte lettrici hanno imparato che è importante lavarsi."

Nella "Trilogia di Lalla" possiamo leggere: "Era un odore incantevole, che veniva da un corpo sano, giovane, pulito; da un corpo che conosceva il contatto continuo con l'acqua, con il sapone finissimo e le lozioni detergenti. Era un caro odore di pulito non soffocato da violente essenze e reso prezioso dall'emanazione naturale di un'epidermide detersa. Questo tuo odore Lalla mi ricorda... si interruppe.  E Lalla ad occhi chiusi sognante domandò: "Cosa?"  "Mi ricorda... e dimmi che sono molto sciocco!... mi ricorda un prato di maggio..."

I personaggi femminili di Liala hanno carne che vibra, che viene colpita dal desiderio maschile vorace anche se le sue descrizioni amorose non hanno i particolari e i dettagli di un'educazione sessuale esplicita, perché tutto resta allusivo.



Le eroine borghesi di Liala si concedono scollatura, velette, calze di seta, fiori, guanti, nastri, infiniti vestiti:

"Su una poltrona c'erano una ventina di calze nuove, alcune col loro filo di seta ancora infilato nella punta del piede. Altre spiegazzate, altre arrotolate. Lalla le aveva buttate là, confondendo le tinte, spaiandole, sciupandole prima ancora di usarle. Con le calze erano malamente ammucchiati indumenti femminili, finissimi, preziosi, elegantissimi. Tre abiti, di gran classe e di gran taglio, s'afflosciavano sul tappeto che interamente copriva il pavimento della camera. Sulla toletta scatole di cipria, boccette, barattoli, si accumulavano in disordine in modo tale che non era più possibile distinguere un centimetro del piano di cristallo" ("Trilogia di Lalla")

"Lalla suonò il campanello (...) Ho un appuntamento, presso il lago, con José Granada: con ogni probabilità mi sto innamorando di questo bel ragazzo. Non so come me la caverò con Morello (...) Mi dovrò fare un altro abito rosso per piacere a José..." ("Trilogia di Lalla")

Anche se le simpatie di Liala vanno alla donna passionale, il suo insegnamento è quello di vivere la sessualità all'interno del matrimonio, altrimenti si sfocia in un disordine sessuale che viene punito quasi sempre con la morte (come accade nei suoi romanzi "Signorsì", "La splendida infedele", "Il peccato di Guenda") La sessualità libera, al di fuori del matrimonio borghese, resta appannaggio del maschio; la donna resta preda e si assoggetta alla vita sessuale nel vincolo matrimoniale (Nota di Lunaria: questo valeva per i romanzi Rosa di una volta; in quelli attuali le protagoniste sono single che si concedono notte bollenti oppure divorziate)

è possibile incasellare le donne in rigide categorie istituite dalla moralità borghese:

1) le prostitute

2) le mogli-prostitute, che si sposano solo per denaro e ne estorcono al marito, che trovano ripugnante 

3) le "né mogli-né prostitute", cioè le zitelle senza professione che vivono di rendita lasciata dai genitori

4) le "non-ancora-mogli", cioè le fanciulle verginali e le fidanzate

5) le "mogli-e-basta", che accettano la sessualità esclusivamente per diventare madri

6) le "non-ancora-prostitute", che, ancora fanciulle, manifestano i segni premonitori del vizio.  

Le cattive, le vampire seduttrici, in questo tipo di romanzi usano colori violenti, scollature vertiginose, trucco eccessivo, pellicce, gioielli eccessivi: 

"Io detesto Juanita", sussurrò la piccola Onda Albar. "E mio padre dice che è una donna sensuale e stupida. E poi, vedi come è vestita? In velluto nero e giaietto, al solo scopo di mettere in risalto il candore della sua pelle e di snellire i fianchi molto grossi" ("Trilogia di Lalla")

"Lalla si piantò davanti allo specchio. Era alta e ben fatta: il corpo snello aveva forme audaci, la pelle era poco scura, i capelli nerissimi, lunghi fino all'omero, il viso di un ovale senza pecche, gli occhi grigi. E quegli occhi grigi erano una malia, erano una stregoneria, che ovunque si posavano rubavano la pace." ("Trilogia di Lalla")

Perse in descrizioni di abiti, mobili, ninnoli, sembra che le scrittrici del Rosa stiano giocando con le bambole, come se le loro protagoniste fossero pupattole da vestire e far muovere in casette in miniatura. Del resto, dalla bellezza e dal loro fascino traggono le loro possibilità di successo. è la stessa immagine proposta alle bambine: bambole con il loro mondo frivolo di abiti e accessori per andare ai balli.


Note:

(1) In tutta la letteratura decadente e realista tra l'Ottocento e il Novecento, la donna è preceduta o accompagnata dal suo profumo.

(2) Nota di Lunaria: anche oggi è così. è in particolar modo nella teologia cristiana cattolica che si evidenza questa ossessione dualista: la vergine "regina del paradiso" da una parte, la sg*aldrina concubina del Demonio dall'altra.


8 - Delly e Liala








Tentati omicidi, calunnie destinate a separare due fedeli innamorati, inganni, vendette: questi i semi del male che Varvara e Trinidad, le due donne nel romanzo "La Luna d'Oro" di Delly spargono intorno a sé: 

"Don Ruiz, che faceva già un passo per allontanarsi, si fermò e domandò duramente: "Sta in pensiero per lui?" "Sicuramente", rispose Trinidad. "è il solo soggetto che possa farla uscire dal suo abbattimento. Don Manuel è sempre stato molto amabile con lei. Le faceva una corte assidua... e ho ragione di credere che non le fosse del tutto indifferente." Una fiamma di collera si accese negli occhi di don Ruiz, che si allontanò, seguito dallo sguardo soddisfatto di Trinidad." (Delly, "La Luna d'Oro")

Un lavoro inutile visto che l'innocente giovinetta è destinata a trionfare sulla rivale. Peccato che lei non lo sappia e passi la maggior parte del suo tempo a disperarsi, a dar retta a pettegolezzi infondati, a travisare fatti di nessuna importanza. In realtà lui cede raramente alle arti di seduzione dell'altra: per lo più la ignora, la respinge sdegnato e la usa col massimo disprezzo.

In Liala invece di due forze antitetiche, a misurarsi sono due corpi ugualmente sensuali e decisi a vincere. Nemiche per la pelle soprattutto le donne di classe ben vestite e raffinate (alle quali va l'approvazione dell'Autrice) e le donne grossolane, ineleganti, sfacciate (che l'Autrice biasima) Il confronto è comunque più sfumato, e accade che ragazze ugualmente belle siano costrette a diventare nemiche all'apparire di un bel maschio (Nota di Lunaria: è il caso di Fabiana, vittima di una gelosia patologica, protagonista di "Un Gesto, una Parola, un Silenzio" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/06/un-gesto-una-parola-un-silenzio-di-liala.html )

"Bruna s'era girata verso Lori e la fissava. E quel suo sguardo solitamente dolce e affettuoso ora non c'era più. Si sarebbe detto che, dentro di sé, Bruna combattesse una tremenda battaglia, tentasse di vincere un estremo affanno e non riuscisse vittoriosa né sull'una né sull'altra" ("Farandola di cuori", di Liala)

Le eroine di Liala non si illudono su quanto incerta e fluttuante sia la loro amicizia; nell'universo letterario di Liala, da amiche vere si può vivere solo da bambine, quando l'uomo non ha ancora fatto il suo ingresso.

Chiuse nel gineceo, lontane da orecchie maschili, le donne del romanzo Rosa si trasmettono esperienze, consigli, ammonimenti, complottano.

(Nota di Lunaria: ovviamente ci si riferisce al romanzo Rosa degli inizi, che rifletteva le convenzioni di allora, sulla donna, ovverossia che dovesse, assolutamente, "maritarsi per essere degna e stimata", pronta a tutto pur di "accalappiare l'uomo", non certamente al romanzo Rosa nostro contemporaneo che riflette il rapporto tra sessi che c'è oggigiorno.)

Nei romanzi di Liala c'è sempre una cura esasperata della bellezza delle sue protagoniste, a tratti vanesie e civettuole:

Da "La meravigliosa infedele" di Liala: "E allora ella cadde di lato, s'abatté sul sedile e restò così, immota, piegata sul fianco, addormentata per sempre, passata, senza un gemito, dal sonno fittizio a quello eterno."

Da "La trilogia di Lalla": "Uscì a passo forzatamente lento, si diresse al cancello; prima di giungervi spiccò da un ramo un fiore di tuberosa, lo annusò voluttuosamente, lo infilò nella scollatura. Il fiore candido e carnoso parve tentennare un poco tra l'abito e la pelle, poi decisamente entrò nella blusa, disparve. E Lalla sorrise, alla fresca carezza del profumatissimo fiore..."

"Cominciò a spogliarsi, tolse l'abito, fu nelle breve sottoveste di seta candida tramezzata da serpentelli in pizzo lieve. Allorché la fanciulla si muoveva tra i serpentelli di trina trasparivano e parevano guizzare... si guardò a lungo, mirandosi dalle gambe affusolate all'inizio della coscia forte ma mon grossa. Scrutò la statuaria linea delle sue spalle, l'attacco dei suoi alti e fiorenti seni. E poi volse la schiena e si guardò così, stando col viso girato di profilo. E non parve ancora soddisfatta e con atto rapido sfilò la sottoveste e rimase in brachettine. Lievi, piccole, candide, le piccole cose femminee avevano ognuna un serpentello di pizzo che saliva lungo il corpo. E dai rettili di trina traspariva la pelle scura così che pareva, ogni poco, veder guizzare il serpentello mirabilmente lavorato."

"Era un odore incantevole, che veniva da un corpo sano, giovane, pulito; da un corpo che conoceva il contatto continuo con l'acqua, con il sapone finissimo e le lozioni detergenti. Era un caro odore di pulito non soffocato da violente essenze e reso prezioso dall'emanazione naturale di un'epidermide detersa. Questo tuo odore Lalla mi ricorda..." si interruppe. E Lalla ad occhi chiusi sognante domandò: "Cosa?" "Mi ricorda... e dimmi che sono molto sciocco!... mi ricorda un prato di maggio..."

"Su una poltrona c'erano una ventina di calze nuove, alcune col loro filo di seta ancora infilato nella punta del piede. Altre spiegazzate, altre arrotolate. Lalla le aveva buttate là, confondendo le tinte, spaiandole, sciupandole prima ancora di usarle. Con le calze erano malamente ammucchiati indumenti femminili, finissimi, preziosi, elegantissimi. Tre abiti, di gran classe e di gran taglio, s'afflosciavano sul tappeto che interamente copriva il pavimento della camera. Sulla toletta scatole di cipria, boccette, barattoli, si accumulavano in disordine in modo tale che non era più possibile distinguere un centimetro del piano di cristallo"

"Lalla suonò il campanello (...) Ho un appuntamento, presso il lago, con José Granada: con ogni probabilità mi sto innamorando di questo bel ragazzo. Non so come me la caverò con Morello (...) Mi dovrò fare un altro abito rosso per piacere a José..."

"Io detesto Juanita", sussurrò la piccola Onda Albar. "E mio padre dice che è una donna sensuale e stupida. E poi, vedi come è vestita? In velluto nero e giaietto, al solo scopo di mettere in risalto il candore della sua pelle e di snellire i fianchi molto grossi. Io trovo molto volgare Juanita Valladazes e sono davvero felice che José abbia scelto una ragazza come te"

"Lalla si piantò davanti allo specchio. Era alta e ben fatta: il corpo snello aveva forme audaci, la pelle era poco scura, i capelli nerissimi, lunghi fino all'omero, il viso di un ovale senza pecche, gli occhi grigi. E quegli occhi grigi erano una malia, erano una stregoneria, che ovunque si posavano rubavano la pace."

"Si inginocchiò davanti alla fanciulla. Il sandalo, di laminato uguale all'abito, chiudeva appena per due strisce il piccolo piede snello e arcuato. (...) "Che belle gambe hai, Lalla!" 

"Tu bada al fermaglio e non alle gambe."

"Il fermaglio è chiuso."

"Lo so. Non è mai stato aperto. Ma ti volevo così, in ginocchio."